Sprosciuttatevi le orecchie

Analisi semiseria dell’ascolto musicale

di: Federico Berichelli

A Roma, si sa, non manca la creatività nel linguaggio e i romani sono anche i tipi che non si fanno tanti problemi a dirvi come la pensano. Se vi è capitato di avere una band a Roma e durante le prove non vi siete accorti tempestivamente che l’accordo su cui stavate improvvisando era maggiore piuttosto che minore – o qualcosa del genere – sicuramente non sarà mancato l’invito da parte di qualcuno a “levavve er prosiutto dalle recchie” ovvero a disostruire i vostri canali uditivi al fine di meglio percepire l’armonia del brano.
Al di la di un lieve risentimento che può suscitare l’espressione in sé vi assicuro che questo è un preziosissimo consiglio.
Troppo spesso si ascolta la musica con superficialità e invece un ascolto attento dei brani può essere uno strumento di apprendimento fantastico che vi consente di studiare e migliorare la vostra musicalità in qualsiasi momento, anche quando non avete lo strumento in mano.
Bisogna capire come ascoltarle le cose però.

La musica è una forma d’arte e di comunicazione e in quanto tale il primo ascolto deve essere necessariamente di carattere emotivo/empatico. A mio parere il primo ascolto andrebbe fatto a cuore aperto e cervello spento. Considerando che dall’altra parte degli speaker c’è un autore, interprete o solista che sta cercando di comunicarci sensazioni ed emozioni dovremmo semplicemente abbandonarci alla percezione di queste e cercare di stabile un canale di comunicazione il più possibile immediato (nel senso di libero da mediazioni), se l’artista lo avete davanti sul palco questo canale sarà anche bidirezionale in quanto anche lui avrà in qualche modo la possibilità di percepire voi.
Questo è il tipo di ascolto che caratterizza gli appassionati di musica in generale e che non può mancare a un musicista ed è ciò che rende possibile il fatto che anche un brano di estrema semplicità possa essere considerato un capolavoro se in grado di emozionare centinaia di migliaia di persone.

A chi però vuole fare della musica la sua professione ed in particolar modo ai tecnici del suono. non può mancare la capacità di far seguire o di affiancare anche un ascolto di tipo analitico.
L’ascolto analitico lo possiamo distinguere in tre livelli:
Armonico
Strumentale
Fonico

Il secondo in realtà dovrebbe chiamarsi arrangiamentale ma suona davvero troppo male! Si accettano suggerimenti…
Come si fa dunque ad ascoltare in modo analitico? Vi consiglio di ascoltare un brano mentre leggete le prossime righe, se non l’avete a portata di mano ve ne propongo io qualcuno, ma in realtà qualsiasi brano va bene, sigla dei puffi compresa…

L’approccio armonico all’ascolto meriterebbe un approfondimento perché è una questione davvero complessa, in questa sede ci limitiamo a consigliarvi di porvi alcune domande ovvero:
Il brano sembra essere tutto in un unica tonalità o riuscite a percepire delle modulazioni?
La sonorità vi sembra maggiore, minore oppure bluesy (che potreste percepire come un ibrido delle prime due)
Cercate infine di comprendere la progressione armonica anche se senza strumento potreste avere serie difficoltà a riconoscere gli accordi, potete comunque intanto capire ogni quanti battiti o misure ci sono variazioni e di che tipologia.

Passiamo poi all’approccio strumentale che analizza l’arrangiamento e ci sta particolarmente a cuore.
Questo è il momento di levarsi il prosciutto dalle orecchie e iniziare ad ascoltare il brano con un’attenzione che forse non vi avete mai posto.

Cercate di capire quali strumenti stanno suonando e cosa stanno facendo esattamente (nei limiti del possibile)
Ascoltate la batteria e definite subito come si muovono cassa e rullante, non serve che arriviate a comprendere con esattezza che figura ritmica stanno suonando ma dovete essere in grado di riprodurla con la voce.
A questo punto ascoltate il basso e cercate di capire cosa fa rispetto alla cassa e al rullante, se si sovrappone loro o se ci si incastra. E dovete essere in grado ovviamente di poter cantare anche la linea di basso.
Vi accorgerete naturalmente che le linee degli strumenti possono cambiare nelle varie parti del brano, se si tratta di brani Rock, Rhythm ‘n’ Blues o jazz potrebbero esserci molte variazioni anche ogni volta che la linea viene ripetuta quindi ogni 2, 4 o 8 misure ad esempio.
Passate poi ad ascoltare il pianoforte se c’è, come si incastra nel registro basso con il basso (o contrabbasso)?
Come si muove invece nel registro medio/alto?
Siete in grado di accennarne la figura ritmica o melodica se ben definite?
Quali altri strumenti riuscite a sentire?
Le chitarre? Sono elettriche o acustiche? Pulite o distorte? E’ una o sono due? Sono 4?! Sicuri di averle individuate tutte quante? Riuscite a canticchiarvi ogni ritmica o linea melodica che suonano?
Cos’altro c’è poi? Sintetizzatori? Li avete trovati, riuscite a cantarne la linea? Percussioni? Si ma quali percussioni?! Ci sono gli archi? I Cori?!

Riuscite a comprendere almeno il movimento delle sezioni? Se c’è un coro siete in grado di riconoscere quante linee vocali coesistono? Non sarebbe male anche comprendere quale linea stanno cantando rispetto alla tonica, ma questo può risultare più complicato, almeno per i batteristi!

Adesso che vi sembra di aver ascoltato tutto rimettete il brano e ascoltatelo di nuovo e meglio! Vi eravate persi qualcosa? C’era un campanaccio che vi era sfuggito? Una percussione che suona solo in certi momenti? Un linea che armonizza costantemente la voce principale al punto da sembrare di essere un’ unica cosa a un primo ascolto?

Non abbiamo ancora finito però, ora arriva la parte più difficile.
Cercate di prestare l’attenzione alla parte timbrica di ogni strumento e al suo suono per sviluppare un ascolto fonico.
Ripartiamo da capo… La cassa ha una punta molto squillante o è piuttosto un suono sordo? E il basso invece? Ha un suono nitido e squillante? Riuscite quasi a percepire il rumore delle dita e delle corde o si tratta di un suono principalmente “di pancia”?
Il rullante com’è? Chiaro? Scuro? Vi da l’idea di essere un fusto alto o basso? Il  batterista sta colpendo solo la pelle o anche il bordo? E’ stato aggiunto del riverbero? L?effetto c’è solo sul rullante o anche sul charlie? Lo percepite perfino sui piatti? I tom sono riverberati al pari di un disco anni 80?!
Passiamo alle chitarre. Vi sembrano tipo Stratocaster con magneti single coil o più come Gibson Les Paul con humbuker? Riuscite a capire in che posizione è selezionato il magnete (ebbene si batteristi e cantanti, dovete riuscirci anche voi! Fatevi prestare qualche chitarra dagli amici e cercate di capire come suonano!). Stanno utilizzando degli effetti? Riuscite a capire quali? (certo qui il discorso diventa complesso…)
E riguardo alle voci? Vi sembrano timbri caldi e profondi o piuttosto chiari e squillanti? Su che registro stanno cantando? Basso? Acuto? O si muovono dall’uno all’altro?
Insomma l’avete capito qui non possiamo porci ogni domanda ma mentre voi ascoltate un brano invece potete farlo e dopo un pò diventerà un’abitudine anzi non potrete più farne a meno.

Ma non è ancora finita.

Fate anche un ultimo sforzo ascoltate il brano su impianti diversi, a casa con le casse, con la cuffia, in macchina. Se vi è possibile collegate a una stessa sorgente casse diverse. Attraverso l’ascolto comparato vi si aprirà un mondo. Scoprirete quanto il mezzo possa alterare la musica, vi accorgerete che certi strumenti potevano essere quasi impercettibili su certi impianti invece magari si sentono piuttosto bene su altri.

Insomma in un album c’è spesso tantissimo lavoro, la composizione dell’autore, l’interpretazione dei musicisti, gli arrangiamenti fatti da arrangiatori o dai musicisti stessi, la ripresa acustica e tutta una lavorazione del suono fatta in produzione e post produzione. Se vi mettete ad ascoltarlo cercate di rubare e di godervi tutto quello che c’è dentro. Scoprirete nuove idee per comporre, nuovi modi per suonare il vostro strumento, nuovi modi per comprendere e dialogare con gli altri strumentisti, nuovi modi per regolare i vostri suoni e soprattutto imparerete a suonare con la consapevolezza di una resa acustica finale del brano nel quale voi siate la parte di un tutto più ampio.

La musica la si impara sempre, non solo sui banchi di scuola o con lo strumento in mano. Potete studiare anche mentre imprecate in mezzo al traffico.

#BEREADY | Gli ultimi post

  • missaggio

Trova le differenze

Cerchiamo di non confonderci tra missaggio live e missaggio in studio di [...]

  • steve vai patrick souza sorridono

I grandi sorridono, sempre.

Come imparare anche dai sorrisi. Di Federico Berichelli. Essere pronti per [...]

  • #beready cantanti talent show

Mettersi a nudo sul palco

Suggerimenti per darsi anima e corpo alla musica (ottenendo i risultati [...]

  • articolo micarelli

La memoria del suono

Dritte e trucchi per musicisti smemorati. di Stefano Micarelli. Capita che [...]

Suonare a 200 di metronomo

Consigli per finalizzare lo studio al raggiungimento di obiettivi davvero utili. [...]

VEDI TUTTI I POST

Un commento

  1. Lox72 20 luglio 2017 al 19:46 - Rispondi

    Le immagini dell’articolo sono la cosa più forte!!! Bravo Federico, ottimo spunto di riflesione! Vado ad ascoltarmi la sigla dei Puffi! A parte quella che sembra una “boutade” è verissimo che molte delle sigle dei cartoni animati anni ottanta offrono un’eccezionale materia di studio, sia a livello compositivo, che esecutivo, visto che, in gran parte, erano arrangiate da Vince Tempera e suonate da alcuni dei più grandi musicisti che l’Italia abbia mai partorito (il mio mentore Alessandro Centofanti, Ares Tavolazzi, Ellade Bandini, e moltissimi nomi illustri). Per i più giovani, un giretto su Wikipedia non dovrebbe farvi troppo male… 😉

Scrivi un commento