Preoccupati del Tempo

E se lo dice lui puoi fidarti.
di Federico Berichelli e Luca Nostro

No, non dovete andare in ansia perché la fine dei giorni è vicina e non vi stiamo invitando a studiare il più velocemente possibile perché per diventare professionisti della musica bisogna sbrigarsi.

Non è il tempo cronologico quello di cui parliamo in questo post ma di quell’altro “tempo”, di quell’aspetto della musica straordinariamente importante e purtroppo troppo spesso sottovalutato.

L’importanza di suonare a tempo in realtà è chiara a tutti (quasi tutti a dire il vero) perché è praticamente impossibile suonare in gruppo se non ci si allinea ritmicamente. Ma qui parliamo di qualcosa di diverso, parliamo di uno specifico modo di suonare sul tempo.

Non si tratta semplicemente di perfezionare il proprio timing, ovvero la capacità di andare in perfetta sincronia con un click o con una ritmica.

Si tratta di sentire intimamente il beat e di suonare su di esso con un feeling adeguato alla canzone, si tratta di dare colore alle proprie melodie e improvvisazioni attraverso le possibilità di espressione ritmica.

Si tratta di qualcosa che non dovrebbe essere appannaggio di batteristi, bassisti o comunque di strumenti ritmici ma dovrebbe essere una priorità per qualsiasi musicista soprattutto per cantanti, fiati e strumenti solisti.

E’ la capacità di stare in un determinato modo sul tempo che può rendere la vostra interpretazione emozionale, unica e straordinaria.

Non dovete crederci perché ve lo diciamo noi, ma perché ve lo dice un gigante della musica, uno dei mostri sacri del Jazz.

Nella primavera 2018 abbiamo avuto il piacere di ospitare la masterclass di David Liebman, un evento davvero di grandissimo interesse didattico.

Liebman ha affrontato molti aspetti relativi all’improvvisazione e in particolare ci ha colpito il suo focalizzarsi sull’importanza degli aspetti ritmici.




Nelle parole di Luca Nostro:

È incredibile la vastità del sapere armonico che David Liebman ha sviluppato nel corso della sua lunga attività di compositore e performer, dagli inizi con Corea, Swallow ed Elvin Jones, fino alle esplosioni improvvisative nel giardino elettrico di Miles Davis.

Sassofonista e pianista, ha in qualche modo proseguito l’eredità coltraniana, nata dal paradosso di rendere armonico uno strumento monodico attraverso flussi di permutazioni, sostituzioni e superimposizioni armoniche che comportano un approccio teorico e di pensiero matematico geometrico fatto più per nerd studenti di fisica teorica (si veda il suo libro A Chromathic Approach to Jazz Improvisation) che per lascivi e gaudenti avventori di jazz club. Eppure Liebman, che come Shorter e Coltrane prima veniva sguinzagliato dal capobanda Miles dopo i suoi soli rarefatti e pieni di vuoti, secondo una concezione formale più moderna della classica tradizione bop, ha sempre dato l’impressione di muoversi nei labirinti armonici con estrema naturalezza e spontaneità, di aver trasformato il pensiero teorico in suono carnale e vivo.

Un paradosso che a ben vedere è legato ad un fattore ancora più originario e primitivo della tradizione afroamericana e che emerge benissimo dai seminari tenuti a Percentomusica: il beat, il groove, il linguaggio ritmico condiviso tra musicisti e tra musicisti e pubblico. Questa è l’eredità più importante della musica americana, per via della cultura afroamericana.

Lo swing non è semplicemente un tratto stilistico, ma è il segno lasciato da una continua interazione umana tra individui che percepiscono il tempo da differenti prospettive, ma che ne trovano una in comune. Del resto, anche Stravinski sostiene, nella sua autobiografia, che fatto l’ordine tutto è detto.



Il tema del beat non è certo l’unico ad essere stato affrontato da Liebman che, nell’ambito del seminario, ha avuto modo di trattare molti argomenti e le sue considerazioni sono state sempre illuminanti

 

Negli altri video che trovate in questo post vi riportiamo la testimonianza di altre due questioni nate dalle domande del pubblico in sala, le risposte di Liebman sono sempre estremamente interessanti e condite con una bella dose di ironia!

 

In particolare ci ha raccontato l’importanza di andare alla fonte reale quando si vuole studiare e acquisire padronanza di uno specifico stile musicale e ha dato dei suggerimenti su quale approccio utilizzare quando si studiano gli standards.

You’ve got to go to the source

David Lieban





Si potrebbe passare le ore ad ascoltare questo straordinario musicista e i suoi bellissimi racconti testimonianza diretta di un’epoca meravigliosa per il jazz.

Speriamo che le sue parole, seppur in questi brevi spezzoni, vi abbiano ispirato e motivato allo studio più di prima, dandovi lo stimolo ad approfondire aspetti di cui forse prima trascuravate l’importanza ma che sono assolutamente fondamentali per caratterizzare il vostro personale modo di suonare.


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