Mettersi a nudo sul palco

Suggerimenti per darsi anima e corpo alla musica (ottenendo i risultati sperati)
di Giorgia Cardone

#beready cantanti talent show

“All’improvviso dietro le quinte, iniziò un via vai frenetico di persone, voci e cartonati posizionati in modo tale da entrare in scena alle 22.18 in punto: nessun ritardo contemplato. Io mi guardai attorno: gli abiti, le scarpe, il trucco… c’era tutto. Si aprirono i led ed il mio nome venne annunciato. Per un istante non vidi più nulla: solo luci attorno a me, un vociare confuso tra le prime file, le gambe che tremavano e la totale confusione nella testa. Cavolo: era così diverso dal cantare davanti al pc nella mia cameretta. Ero davanti a non so quante “mila” persone, con la salivazione azzerata ed il cuore a mille. Io che fino a quel momento non avevo mai neppure cantato “tanti auguri” ai miei genitori senza un velo di timidezza a nascondere gli occhi. Io che all’interrogazione al liceo mi imbarazzavo all’idea che tutti mi guardassero mentre elencavo le battaglie vinte da Napoleone Bonaparte. Proprio io. Ero lì. Da solo. Davanti ad una folla acclamante e con dei musicisti veri al posto del mio rassicurante mp3. “Cosa devo fare? Dovrei forse dire qualcosa?” All’improvviso il batterista stacca il tempo… non si può fare più nulla adesso: o cado o volo!”
Questo è (ahimè) quello che, in ogni ambito della vita, può accadere quando ci lasciamo cogliere impreparati da un evento o da una prova: possiamo essere straordinari e volare, così come potremmo essere un po’ più ordinari (nulla di sbagliato nell’esserlo) e cadere.
La caduta però può essere pericolosa ed abbatterci, allontanarci dai nostri obbiettivi facendoci perdere la speranza: ma perché correre un rischio simile? Perché non prepararci e studiare per svolgere questo mestiere nel migliore dei modi, piuttosto che utilizzare il falso mito dell’ARTISTA SREGOLATO, EMPATICO E PASSIONALE, per mascherare quella che in realtà è  totale assenza di volontà di applicarsi e fare qualcosa con impegno e serietà?
L’estro creativo non ve lo toglierà mai nessuno, ma la conoscenza del vostro “mestiere” vi donerà quella sicurezza in più che, senza nulla togliere all’emozione ad all’istinto, vi renderà più consapevoli e per tanto credibili.
Viviamo in un contesto sociale in cui il successo facile dato da format televisivi e talents, attira (ovviamente) più pubblico di quello raggiunto col “sudore della fronte”…ma vi svelerò un segreto:
quando calcherete un palco davanti a centinaia di persone, dopo aver passato mesi, forse anni, ad esibirvi in pub semi-vuoti sforzandovi di parlare con un pubblico disinteressato ed inventandovi aneddoti di vita e virtuosismi vocali per catturare la sua attenzione (e per essere poi così pagati a fine serata) allora, e solo allora, non vi imbarazzerà più guardarli negli occhi e comunicare con loro. L’adrenalina salirà comunque, vi emozionerete comunque (grazie al cielo), ma sarete voi stessi lì sul palco e non una proiezione con addosso un bel vestito.
Quando salirete su quel palco, dopo aver studiato armonia, misure, scale e arpeggi, quello sul palco che staccherà il tempo, non sarà più “il batterista” ma sarà Andrea, Nico, Pasquale… quello con cui chiacchieravi di musica e di amore (che poi sono la stessa cosa) fino a pochi secondi prima di salire sul palco.
Non ti sentirai più solo, inerme, impaurito. Ti sentirai vivo, consapevole, emozionato e… a casa.
Pronto a comunicare, pronto a raccontarti in un linguaggio che conoscerai (o almeno avrai iniziato ad apprendere), e lo spiegherai al tuo pubblico.
Non possiamo iniziare conversazioni su argomenti che non conosciamo e con interlocutori altrettanto sconosciuti, senza correre il rischio di dire una gran cavolata.
Suonare, cantare… sono come chiacchierare, solo che in una forma più bella e anche in questo caso bisogna aver ben chiaro di cosa si sta parlando.
Cercare un contatto diretto con il pubblico e mettere a nudo le proprie sensazioni trasmettendole in musica è una cosa meravigliosa ma per poter comunicare in modo efficace è indispensabile possedere i giusti mezzi e aver maturato consapevolezza della propria professionalità.
Studiate ragazzi e non per diventare famosi, ma per essere “qualcuno” che, nel bene e nel male, sa il fatto suo… e per essere felici di potersi raccontare “in musica”!

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