La memoria del suono

Dritte e trucchi per musicisti smemorati.
di Stefano Micarelli.

Capita che uno studente agli inizi creda di non riuscire a memorizzare brani o semplicemente il suono degli intervalli, malgrado ci si sforzi di ripetere e ripetere non si riesce apparentemente a fissare mnemonicamente uno studio, un assolo o la successione di accordi di un brano. Questo porta spesso ad un senso di frustrazione, a pensare che non siamo fatti per imparare le cose a memoria, rimandando un’importante opportunità.
Per contrastare queste supposizioni negative, è bene iniziare con un numero finito di elementi, in modo che la gratificazione del “riuscire” possa generare la voglia di continuare a lavorare su ulteriori elementi ad innescare un circolo virtuoso.

Come spunto suggerisco un lavoro sugli intervalli e uno sui brani standard.

Per esempio memorizzare pochi intervalli, ad esempio terza minore, maggiore, quarta giusta.
Semplicemente con questi intervalli si possono costruire, anche cantandole, le triadi maggiori e minori in posizione fondamentale, in primo e secondo rivolto.
prima mettere a fuoco ciascuno dei tre intervalli cantandoli a partire da una stessa nota.
Poi cantare le triadi illustrate di seguito sempre partendo da uno stesso suono basso, intonando gli intervalli indicati consecutivamente.

Prendere uno standard dalla struttura piuttosto corta e armonicamente semplice (Autumn Leaves, Solar, Blue Bossa, Sunny), analizzarlo dal punto di vista armonico – prendendo nota della successione dei gradi e delle eventuali modulazioni – e melodico razionalizzando gli intervalli rispetto agli accordi di alcune note chiave come per esempio la nota iniziale o un particolare passaggio modulante.

Es. Autumn Leaves: II-V-I-IV / II-V-I(relativa minore) ecc. ecc.

Ascoltare il brano nella versione originale e nelle varie versioni (il web in questo può essere consigliere,  un sito fra tutti learnjazzstandards.com). Memorizzare gli accordi e la melodia in modo da poter eseguire il brano senza leggere alcun spartito e da poterlo cantare. Infine trasportare il brano a memoria in una tonalità completamente diversa non pensando a riferimenti tecnico-spaziali, ma unicamente al suono degli accordi e della melodia.

La reiterazione di questi tipo di processi, con la pratica, lo studio e soprattutto con la musica d’insieme è la chiave per acquisire quella concentrazione sul suono che sarà un’arma formidabile per sviluppare una buona musicalità.

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